Le concessioni balneari andranno a scadenza il 31 dicembre 2023. Questo è quanto ha deciso il Consiglio di Stato, nell’Adunanza Plenaria depositata il 9 novembre 2021.

La decisione è stata presa a fronte della proroga al 2033 delle concessioni demaniali introdotta dal Governo nel “Decreto proroghe” del 19 aprile (di cui avevamo dato notizia qui). Tale disciplina nazionale, che prevede la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative è contraria però alla direttiva Bolkestein. Per questo motivo, tali norme non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione.

La scadenza delle concessioni balneari al 31 dicembre 2023

Secondo il Consiglio di Stato le titolarità in essere non sarebbero già più valide. Nel testo però si legge che “per sfuggire al significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni”, e per tenere in considerazione i “tempi tecnici affinché le amministrazioni predispongano le procedure di gara richieste”, tali concessioni già in essere potranno continuare ad “essere efficaci sino al 31 dicembre 2023”.

A seguire tale data, dunque dall’1 gennaio 2024, le concessioni saranno da ritenersi non più valide, indipendentemente dalla sussistenza di un soggetto subentrante nella concessione.

I concessionari attuali potranno comunque partecipare alle gare che dovranno essere bandite, anche se non dovranno essere favoriti. Unica apertura concessa dal Consiglio di Stato è la considerazione per la professionalità nel settore come elemento da valutare in fase di assegnazione.

La reazione di Confartigianato Balneari Emilia-Romagna

“Diversi bagnini saranno in difficoltà perché, effettivamente, hanno acquisito le spiagge da poco e si trovano in una situazione un po’ complicata – spiega Mauro Vanni, presidente del Sindacato balneari della Confartigianato regionale –. Su quello che il Consiglio di Stato ha sentenziato non ci sono margini di manovra. Sia sulla scadenza delle concessioni, sia sul fatto che la Bolkestein è la legge di riferimento e non ci sia possibilità di derogare su questo”.

Nella pronuncia del Consiglio di Stato “non c’è nessun accenno alla tutela e alla difesa delle piccole e medie imprese, degli investimenti, del valore di impresa costruito, del know-how – conclude Vanni -. La politica adesso deve interpretare bene questa sentenza e dare almeno certezza per il futuro perché non venga bruciato un comparto dell’economia italiana così importante”.