Nel nuovo report del Centro Studi Confartigianato Imprese, l’analisi delle dinamiche tra Stati Uniti e Cina mette in luce l’impatto sulle esportazioni italiane e in particolare sui settori a più alta concentrazione di micro e piccole imprese.
Giovedì, nel corso del viaggio in Asia del presidente statunitense Donald Trump, è previsto l’incontro con il premier cinese Xi Jinping a margine del vertice APEC di Gyeongju, in Corea del Sud. Sul tavolo del bilaterale ci sono temi cruciali: la possibile revisione dei termini della lunga guerra commerciale iniziata nel 2018, gli scambi di terre rare e di prodotti agricoli, la questione energetica e le tensioni su Taiwan.
Secondo il Centro Studi Confartigianato Imprese, le nuove misure sui dazi statunitensi e le tensioni sul mercato dell’energia rischiano di ridefinire i flussi del commercio internazionale, con effetti diretti anche sul made in Italy.
Commercio e dazi: l’Italia tra due colossi
Nei primi otto mesi del 2025 l’export cinese verso l’Unione europea è aumentato del 9,4%, con un +24,5% verso l’Italia. Al contrario, le esportazioni italiane verso la Cina sono diminuite dell’11,1% (–13,2% al netto del farmaceutico), mentre quelle verso gli Stati Uniti registrano un calo del 3% nello stesso periodo.
Nel complesso, l’export del made in Italy verso Usa e Cina vale 82 miliardi di euro, pari al 12,9% dell’export totale italiano: 67,8 miliardi diretti negli Stati Uniti e 14,2 miliardi verso la Cina.
Micro e piccole imprese protagoniste
I settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese – alimentare, moda, legno, metalli, mobili, gioielleria e occhialeria – esportano complessivamente 23,2 miliardi di euro, di cui 17,7 miliardi verso gli Usa e 5,5 miliardi verso la Cina.
Le ultime stime Istat segnalano andamenti territoriali molto differenziati: in crescita l’export manifatturiero (al netto del farmaceutico) di Lazio (+27,3%), Trentino-Alto Adige (+17,3%) e Friuli-Venezia Giulia (+12,9%), mentre risultano in flessione Veneto (–6,1%), Emilia-Romagna (–7,7%), Toscana (–10,1%) e Piemonte (–11,9%).
Sul mercato cinese si distinguono in controtendenza alcune province come Belluno (+34,4%), Lecco (+28,4%), Bergamo (+18,8%), Treviso (+16,3%), Alessandria (+13,0%), Bologna (+11,8%) e Monza e Brianza (+0,6%).

