Mentre si intravedevano timidi spiragli per disinnescare i conflitti in Ucraina e Palestina, l’apertura di un nuovo fronte di guerra non può che alimentare ulteriore preoccupazione nel sistema delle imprese.
L’esposizione emiliano-romagnola verso il Medio Oriente, alcuni dati
Nel 2025 (ultimi dodici mesi a settembre 2025) le imprese italiane hanno esportato prodotti manifatturieri nell’area del Medio Oriente per 27.303 milioni di euro, pari al 4,5% dell’export manifatturiero totale.
Per l’Emilia-Romagna l’export manifatturiero destinato all’area del Medio Oriente vale 3.442 milioni di euro (ultimi 12 mesi a settembre 2025), pari al 12,6% dell’export nazionale destinato a questi mercati, posizionandosi al terzo posto per valore delle esportazioni dopo Lombardia (29,9%) e Toscana (14,9%).
A fronte di un peso dell’export manifatturiero verso il Medio Oriente che in Italia vale l’1,28% del PIL, in Emilia-Romagna si registra una maggiore esposizione pari all’1,79% del PIL regionale, che ne fa la seconda regione più esposta dopo la Toscana (2,94% del PIL).
A livello provinciale la maggiore esposizione alla crisi in Medio Oriente, con l’export in rapporto al PIL (ultimo valore disponibile anno 2023) superiore o uguale al valore regionale, si osserva per Modena (2,56%), Piacenza (2,16%) e Bologna (2,04%), che rientrano tra le prime 15 province italiane per maggior esposizione.
I principali settori per valore dell’export emiliano-romagnolo in Medio Oriente sono macchinari e apparecchi con 1.114 milioni, pari al 32,4% dell’export manifatturiero in quella zona, seguito da autoveicoli, rimorchi e semirimorchi con 572 milioni, pari al 16,6% e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (piastrelle) con 339 milioni, pari al 9,8%.
Amilcare Renzi: “Una nuova tragedia umana con un forte impatto recessivo”
“Alla tragedia umana si aggiunge un effetto economico immediato: la propensione agli investimenti rallenta, le decisioni si rinviano, l’incertezza torna a dominare lo scenario. Il conflitto divampato in Medio Oriente coinvolge un’area strategica non solo per l’approvvigionamento di commodity energetiche, ma anche per l’export del Made in Italy – afferma Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Emilia – Romagna -. Un eventuale prolungamento della guerra accrescerebbe ulteriormente l’instabilità, mettendo a rischio la ripresa degli investimenti e accentuando la frenata del mercato del lavoro. Lo scenario più critico resta quello legato allo Stretto di Hormuz: un suo blocco determinerebbe una riduzione dell’offerta mondiale di petrolio e GNL, con inevitabili pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia. L’impatto sarebbe fortemente recessivo, soprattutto in un contesto in cui già alla fine del 2025 i costi di elettricità e gas pesavano enormemente sui bilanci delle imprese”.

