In occasione della “Giornata internazionale della donna”, il presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, Davide Servadei, ha incontrato Cinzia Ligabue, presidente del Movimento Donne Impresa Confartigianato regionale. Un’occasione per ricordare il significato dell’8 marzo e per riflettere sulla situazione dell’imprenditoria femminile anche alla luce dei dati elaborati dall’Osservatorio PMI di Confartigianato Emilia-Romagna. Non è mancato l’omaggio floreale, ormai una tradizione in questa giornata.
“I dati ci dicono che l’imprenditoria femminile rappresenta circa il 20% del totale, una percentuale importante, ma ancora troppo bassa – ha affermato Ligabue -. Il nostro obiettivo è quello di arrivare alla pari, probabilmente è solamente un sogno, soprattutto se le istituzioni non intervengono per sostenere chi ha il coraggio di avviare nuove attività e chi resiste in un momento in cui sono tante le difficoltà. Non solo con incentivi all’attività ma anche con politiche che possano aiutare le donne nel loro ruolo sociale di gestione della famiglia”.
“Il ruolo delle donne in Confartigianato non è diverso da quello di qualsiasi imprenditore: è un ruolo di responsabilità, visione e guida – ha sottolineato Servadei -. Non è un caso se oggi molte donne ricoprono incarichi di direzione a livello territoriale, provinciale e regionale. La loro presenza non è solo una questione di rappresentanza, ma un vero valore aggiunto per tutto il sistema. L’energia, la determinazione e quella sensibilità tipicamente femminile arricchiscono il processo decisionale, permettendo di osservare ogni situazione da più prospettive e di trovare soluzioni sempre orientate all’efficacia e alla tutela degli associati. È questa capacità di coniugare concretezza e visione, pragmatismo e attenzione alle persone, che rafforza la nostra organizzazione e le conferisce, spesso, anche quel tocco di classe in più che fa la differenza”.
“Le parole del nostro Presidente sono molto importanti. Per la mia esperienza posso affermare che le donne sono dotate di una spiccata capacità di ascolto. Sono spesso più empatiche e dotate di una visione di lungo periodo che consente di affrontare le situazioni con maggiore consapevolezza e prospettiva. Hanno una naturale predisposizione alla relazione. A questa competenza si uniscono una gentilezza autentica e un sorriso che, lungi dall’essere un semplice tratto caratteriale, diventano strumenti di leadership capaci di creare fiducia e di facilitare risultati. E, non da ultimo, possiedono una straordinaria resilienza: una forza silenziosa che permette loro di non arretrare di fronte alle difficoltà, ma di trasformarle in opportunità di crescita”, ha concluso Ligabue.
Una sintesi dei dati
Al terzo trimestre 2025 (media ultimi quattro trimestri) il numero di imprenditrici, professioniste e lavoratrici autonome cresce di 7 mila unità, pari a un incremento del 5,2% su base annua, recuperando il calo di 3mila unità osservato nel 2024 (-2,1%).
Al terzo trimestre 2025 il tasso di occupazione femminile è del 64,0% in regione (rispetto al 53,6% nazionale), rimanendo tuttavia di 14,8 punti inferiore a quello maschile.
Il tasso di disoccupazione femminile nel terzo trimestre 2025 scende al 4,5%, valore minimo della serie storica disponibile dal 2018.
Nel 2025 si registrano 20.577 imprese artigiane gestite da donne in Emilia-Romagna, pari al 22,8% del totale imprese femminili e al 17,6% dell’artigianato totale.
Dall’analisi delle 140 risposte di imprenditrici al sondaggio d’ascolto ‘Le attese delle imprese emiliano-romagnole nell’autunno 2025’ di Confartigianato Emilia-Romagna, svoltosi dal 28 ottobre al 9 dicembre 2025, emerge una capacità di tenuta maggiore rispetto alla media. Infatti nei primi 9 mesi del 2025 il fatturato delle imprese guidate da donne è calato dell’1,2%, più contenuto rispetto al -2,0% del totale imprese.
Grazie ad una formazione di alto profilo erogata sul territorio e alla qualità della vita offerta, l’Emilia-Romagna risulta fortemente attrattiva per i giovani laureati. E sono più spesso le giovani ragazze laureate che scelgono di trasferire la loro residenza in regione, pari a 19,4 ogni mille laureate con meno di 40 anni residenti (sono 15,9 ogni mille i colleghi).
Tuttavia, le sfide all’imprenditoria restano importanti e riflettono i nodi cruciali di questo periodo. Prima tra tutte la cronica mancanza di manodopera, preoccupazione principale per quasi un terzo delle imprenditrici nel 2025 (31,9%), a cui segue una domanda di mercato insufficiente, segnalata dal 31,2% delle imprenditrici nel 2025 e che preoccupa il 41,8% delle imprese anche per la prima parte del 2026, oltre al peso soffocante dei costi energetici.

