Lavoro femminile: l’Emilia Romagna č seconda in Italia.

Folta delegazione del Movimento Donne Impresa dell'Emilia-Romagna, guidata dalla presidente Franca Compostella, alla Convention nazionale svoltasi a Roma nei giorni scorsi.

Lavoro femminile: l'Emilia Romagna è seconda in Italia

A Ravenna la più bassa percentuale di donne inattive

 

Le donne imprenditrici resistono alla crisi e regalano all'Italia il record europeo per il maggior numero di imprese rosa, è quanto emerge dall'Osservatorio sull'imprenditoria femminile curato dall'Ufficio studi di Confartigianato. Un quadro a cui contribuisce in maniera considerevole la performance delle imprese femminili dell'Emilia Romagna, seconda in classifica per il miglior habitat affinché si sviluppi l'iniziativa delle donne in campo economico.

 

Secondo l'Osservatorio, nel 2011 in Italia operano 1.531.200 imprenditrici e lavoratrici autonome. Al secondo posto la Germania con 1.383.500 imprenditrici, seguita da Regno Unito (1.176.500), Polonia (1.035.200), Spagna (912.500) e Francia (827.200).  In particolare, le donne alla guida di imprese artigiane sono 368.677. Questa leadership italiana nell'Ue viene confermata anche dal peso che l'imprenditoria femminile ha sul totale delle donne occupate: in Italia è del 16,4%, di gran lunga superiore al 10,3% della media dell'area Euro.

 

Confartigianato ha rilevato l'habitat migliore in Friuli Venezia Giulia, che guida la classifica delle regioni con le condizioni ideali perché si sviluppino l'imprenditorialità e l'occupazione femminile. Secondo posto per l'Emilia Romagna e l'Umbria. Tra le province 'amiche' del lavoro delle donne svettano ai primi tre posti Udine, Gorizia e Rimini. Agli ultimi posti finiscono invece la Campania, la Sicilia e la  Puglia. E tra le province con le peggiori condizioni per l'occupazione femminile si trovano Napoli, Palermo, Caltanissetta.

 

"Credo siano dati di cui andare fieri - commenta Franca Compestella, presidente regionale di Donne Impresa Emilia Romagna. - siamo in presenza di una imprenditoria femminile forte e dinamica che va incoraggiata. Per farlo servono ovviamente quelle semplificazioni burocratiche e quelle riduzioni di costo che soffocano le iniziative delle imprese siano esse condotte da uomini o donne. Se invece ci riferiamo alle specifiche esigenze delle donne che lavorano direi che servono maggiori interventi sul welfare che permettano loro di non rimanere schiacciate dall'impossibilità di conciliare lavoro e famiglia. Non possiamo nasconderci dietro un dito, sono le donne a portare il carico maggiore quando si tratta della cura dei figli, dei familiari anziani o nona autosufficienti, in questi campi ci attendiamo maggiore attenzione dalle amministrazioni, soprattutto quelle locali".

 

Purtroppo ci sono anche dati negativi. In Italia, infatti, la partecipazione femminile al mercato del lavoro rimane tra le più basse d'Europa. Il tasso di inattività delle donne nel nostro Paese è del 48,9%, a fronte della media europea del 35,5%. Peggio di noi fa soltanto Malta.

In pratica, siamo in ritardo di 23 anni rispetto all'Europa: il nostro attuale tasso di inattività delle donne è uguale a quello registrato nel 1987 dai Paesi dell'allora Comunità europea. Le cose peggiorano, e di molto, nel Mezzogiorno: la Campania, tra le 271 regioni europee, fa registrare il più alto tasso di inattività femminile: 68,9%. All'altro capo della classifica la Provincia autonoma di Bolzano dove il tasso di inattività si dimezza al 34,9%. A livello provinciale la maglia nera va a Napoli, dove il tasso di inattività delle donne sale addirittura al 72,4%. Ravenna, invece, conquista il primato positivo della provincia con la più bassa percentuale di donne inattive: 30,7%.

 

A tenere distanti le donne dal mondo del lavoro vi è soprattutto il basso investimento in quei servizi di welfare che dovrebbero favorire la conciliazione tra attività professionali e cura della famiglia. Anche in questo caso il nostro Paese è nelle posizioni peggiori della classifica europea. Secondo l'Ufficio studi di Confartigianato, con appena l'1,3% del Pil speso dallo Stato in interventi per famiglia e maternità ci collochiamo al 23° posto insieme con Bulgaria, Portogallo e Malta. In termini negativi ci batte soltanto la Polonia. In pratica, in Italia la spesa pubblica per famiglia e maternità è pari a 320 euro ad abitante, vale a dire 203 euro in meno rispetto alla media dell'Europa a 27. Le cose vanno diversamente nei maggiori Paesi europei che spendono più del doppio dell'Italia: la Germania investe per famiglia e maternità il 2,8% del PIL, la Francia il 2,5%. Il divario diventa enorme con i Paesi del Nord Europa: in Danimarca il 3,8% del PIL viene destinato a spesa pubblica per la famiglia, in Irlanda la quota è pari al 3,1%, in Finlandia e Svezia è del 3%.

Allarmanti i dati dell'Osservatorio di Confartigianato sulla carenza di servizi pubblici per l'infanzia (asili nido, micronidi o servizi integrativi): la percentuale di bambini fino a 3 anni che ne usufruiscono è del 12,5%, vale a dire appena un terzo dell'obiettivo di Lisbona del 33% programmato per il 2010. Non va meglio per i servizi di cura e assistenza agli anziani. L'indicatore esaminato da Confartigianato è dato dalla percentuale di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata (ADI) rispetto al totale della popolazione con 65 anni e oltre. Anche tale indice, in media nazionale, è sostanzialmente modesto e pari al 4,3%.

 

SEGUONO TABELLE

 

Le regioni 'amiche' del lavoro e dell'impresa femminile

Anno 2011 - indice medio ponderato per il numero delle occupate donne (media 2010)

Regione - ripartizione

Posizione

in classifica

 

Friuli-Venezia Giulia

1

 

Emilia-Romagna

2

 

Umbria

3

 

Provincia autonoma di Trento

4

 

Provincia autonoma di Bolzano

5

 

Lombardia

6

 

Toscana

7

 

Liguria

8

 

Veneto

9

 

Sardegna

10

 

Marche

11

 

Valle d'Aosta

12

 

Piemonte

13

 

Abruzzo

14

 

Lazio

15

 

Basilicata

16

 

Molise

17

 

Calabria

18

 

Puglia

19

 

Sicilia

20

 

Campania

21

 

 

 

 

Ripartizione

Nord-Est

1

 

Nord-Ovest

2

 

Centro

3

 

Mezzogiorno

4

 

 

 

 

Donne con cariche nelle imprese artigiane attive per regione

II trimestre 2011 - Valori assoluti, var.% II trimestre 2011 su stesso periodo 2010, incidenza e ranking

Regioni

Donne con cariche

nelle imprese

artigiane

Donne con cariche

nelle imprese

artigiane /

persone con cariche

nelle imprese artigiane

Rank

Distribuzione

sul territorio

Rank

Var. %

II trim.2011

su II trim.2010

Rank

Abruzzo             

9.959

22,1

1

2,7

13

0,5

5

Basilicata          

2.718

18,6

17

0,7

18

0,3

8

Calabria            

8.368

18,8

15

2,3

14

0,5

5

Campania            

16.622

18,7

16

4,5

8

1,3

2

Emilia-Romagna      

39.339

20,4

6

10,7

2

0,2

11

Friuli-Venezia Giulia

8.396

21,0

4

2,3

14

0,5

5

Lazio               

23.421

19,3

13

6,4

6

1,2

3

Liguria             

11.758

19,7

9

3,2

11

0,1

13

Lombardia           

68.331

19,5

12

18,5

1

0,1

13

Marche              

15.055

21,8

3

4,1

10

-0,1

16

Molise              

1.854

19,9

7

0,5

19

1,5

1

Piemonte            

34.287

19,7

9

9,3

4

0,3

8

Puglia              

15.708

17,0

19

4,3

9

0,8

4

Sardegna            

10.260

19,6

11

2,8

12

-1,4

20

Sicilia             

17.128

16,9

20

4,6

7

-0,9

19

Toscana             

31.943

20,5

5

8,7

5

0,2

11

Trentino-Alto Adige

6.999

18,9

14

1,9

17

0,3

8

Umbria              

7.266

22,1

1

2,0

16

-0,3

17

Valle d'Aosta       

943

17,7

18

0,3

20

-0,3

17

Veneto              

38.322

19,8

8

10,4

3

0,1

13

 

 

 

 

 

 

 

 

Nord Ovest

115.319

19,5

3

31,3

1

0,2

2

Nord Est

93.056

20,1

2

25,2

2

0,2

2

Centro

77.685

20,5

1

21,1

4

0,4

1

Mezzogiorno

82.617

18,4

4

22,4

3

0,2

2

ITALIA

368.677

19,6

 

100,0

 

0,2

 

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere-Infocamere

 

 

Le province con la più alta e più bassa inattività femminile per ciascuna regione

Anno 2010 - tasso di inattività 15-64 anni e ranking nazionale

Regione

Provincia con inattività

più bassa

Tasso di

inattività

Classifica

nazionale

 

Provincia con inattività

più alta

Tasso di

inattività

Classifica

nazionale 

Abruzzo

L'Aquila

48,2

42

 

Chieti

53,5

34

Basilicata

Potenza

58,1

29

 

Matera

58,4

28

Calabria

Catanzaro

61,8

20

 

Crotone

72,4

1

Campania

Avellino

58,6

27

 

Napoli

72,4

1

Emilia-Romagna

Ravenna

30,7

107

 

Piacenza

42,3

60

Friuli-Venezia Giulia

Trieste

38,7

88

 

Udine

41,8

62

Lazio

Roma

41,4

64

 

Frosinone

58,8

26

Liguria

Genova

37,8

92

 

La Spezia

47,4

44

Lombardia

Milano

37,2

97

 

Bergamo

46,1

46

Marche

Macerata

40,0

78

 

Ascoli Piceno

43,1

56

Molise

Isernia

55,3

32

 

Campobasso

57,2

30

Piemonte

Biella

34,0

104

 

Alessandria

40,8

69

Puglia

Lecce

59,7

25

 

Foggia

71,3

3

Sardegna

Olbia-Tempio

41,6

63

 

Carbonia-Iglesias

62,9

19

Sicilia

Messina

61,0

23

 

Caltanissetta

70,7

4

Toscana

Firenze

37,4

96

 

Lucca

49,0

40

Trentino-Alto Adige

Provincia Autonoma Bolzano

34,9

103

 

Provincia Autonoma Trento

39,5

81

Umbria

Perugia

40,3

72

 

Terni

47,0

45

Valle d'Aosta

Aosta

36,4

99

 

 

 

 

Veneto

Belluno

38,1

89

 

Treviso

45,8

47

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

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