Convegno di ANAP e Confartigianato sul ruolo attivo degli anziani

TERZA ETA' PER UNA SOCIETA' SOSTENIBILE

 

L'Italia è il secondo paese più vecchio al mondo con un 20,2% di over 65. Una percentuale destinata a crescere: nel 2050, in Emilia Romagna, gli over 65 saranno 1/3 della popolazione totale. E' possibile conciliare il conseguente incremento di spesa sanitaria e pensionistica, con la riduzione della spesa pubblica?

Giuseppe De Rita, presidente CENSIS: "Assistiamo oggi all'avvio di due nuovi cicli, che hanno alla base la ricerca del bene comune e la crescita della dimensione comunitaria. Gli anziani possono giocare un ruolo importantissimo in questo passaggio, facendo da connettori e da trasmettitori dell'esperienza"

Gian Lauro Rossi, presidente reggiano ANAP: "Gli anziani non sono conservatori e improduttivi: l'esperienza di ogni giorno, in milioni di famiglie italiane, dimostra che sono una risorsa e perciò un potenziale rivoluzionario di cambiamento per la società"

Ripensare il ruolo degli anziani nella società, promuovendo il grande potenziale che rappresentano, per esempio, nel rafforzamento del welfare e dei servizi alla persona: è un coro unanime quello che si leva dai relatori del convegno "Contro la rassegnazione, nuove scelte!", organizzato da ANAP e Confartigianato Imprese a San Lazzaro di Savena, martedì 24 gennaio scorso.

Assieme ai rappresentanti dell'universo di Confartigianato (Gian Lauro Rossi, presidente reggiano e regionale ANAP; Giampaolo Palazzi, presidente nazionale ANAP; Marco Granelli, presidente Confartigianato Emilia Romagna) sono intervenuti due ospiti di rilievo: il presidente del Censis Giuseppe De Rita, e Alfredo Bertelli, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna.

Gian Lauro Rossi illustra le intenzioni del convegno: "La nostra società, più o meno esplicitamente, propone una rappresentazione dell'anziano come un soggetto passivo e conservatore; oltre tutto improduttivo, perché uscito dal mondo del lavoro, e di conseguenza una spesa a perdere per il welfare. Gli anziani possono invece rappresentare un potenziale rivoluzionario di cambiamento per la società: non dimentichiamo che ogni giorno in milioni di famiglie italiane, sono i nonni e gli zii a sostituire le lacune del welfare italiano, fungendo da ammortizzatori sociali. Proviamo a guardare la realtà da questo punto di vista: potrebbe illuminarci vero un futuro sostenibile".

Cosa dicono i numeri? 

La riflessione pare obbligata, supportata com'è dai dati raccolti e analizzati dall'Ufficio studi di Confartigianato: nel mondo, l'Italia è il secondo paese più vecchio, con una quota di over 65 che si attesta al 20,2% della popolazione. Le crescenti aspettative di vita non fanno altro che confermare un potenziale incremento in futuro di questa percentuale, particolarmente significativo per l'Emilia Romagna dove si stima che entro il 2051 raddoppierà la popolazione di over 65 che diventerà circa un terzo della popolazione totale. 

 Tendenze demografiche epocali, che avranno concrete ricadute sociali e politiche e rischiano di trasformarsi in un peggioramento della qualità della vita. Si prevede infatti che nel 2050 in tutto il paese saranno circa 18.327.000 gli anziani over 65, ma la fetta di PIL destinata alle pensioni decrescerà rispetto ad oggi di quasi punto percentuale (dal 15,3% al 14,7%), mentre crescerà necessariamente la pressione sulla spesa sanitaria totale da parte della popolazione anziana (dal 3,3% al 5,4%).

La rivoluzione di ANAP

Se a questo scenario si somma la prospettiva di una riduzione crescente della spesa pubblica per il futuro, il quadro è fosco. "Vogliamo essere protagonisti di una realtà sempre più difficile - ha dichiarato Gian Lauro Rossi in apertura di convegno - affrontando in maniera realistica e progettuale le nuove difficoltà create dalle recenti manovre del governo Berlusconi prima e di quello Monti. Dobbiamo essere presenti a livello della concertazione regionale per individuare terreni di confronti utili sui temi del welfare e ribadire tre fermi no: no al taglio dei servizi sociali e sanitari in forma indiscriminata, no agli aumenti delle tariffe o delle tasse di scopo, no agli sprechi clientelari o di casta. Bisogna ribadire la centralità della persona, delle famiglie e dei loro problemi".

Le dichiarazioni: De Rita, Bertelli e Granelli

Sull'anziano inteso come soggetto attivo nelle scelte nella società è intervenuto Giuseppe De Rita, Presidente Censis: "Viviamo in una fase di conclusione di due cicli, quello della soggettività estrema e della ceto-medizzazione, che hanno interessato la società italiana dagli anni 60 a oggi" ha precisato De Rita, ribadendo come questi due fenomeni abbiano portato ad un progressiva borghesizzazione della società. "Oggi assistiamo all'avvio di due nuovi cicli, che hanno alla base la ricerca del bene comune e la crescita della dimensione comunitaria e del vivere insieme bene. Gli anziani e gli artigiani possono giocare un ruolo importantissimo in questo passaggio, facendo da connettori e da trasmettitori dell'esperienza".

Agire concretamente per rappresentare le istanze dei cittadini, all'insegna di politiche sociali che richiedono investimenti maggiori. "Bisogna tornare a investire sul welfare - Alfredo Bertelli, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna - come elemento che produce molteplicità di valori a vantaggio della comunità, sia dal punto di vista relazionale, sia da quello economico, come strumento che produce vantaggi per la persona e nuovi posti di lavoro".

A concludere la mattinata Marco Granelli, Presidente regionale di Confartigianato: "Una società non si può definire moderna se accoglie solo l'individuo e non le persone, elemento centrale dell'operato di Confartigianato. In quest'ottica il contributo degli anziani è evidente a tutti nella quotidianità, nelle relazioni familiari e nella loro presenza preziosa per far funzionare la nostra vita. La nostra Associazione può e vuole contribuire alla crescita della società, ribadendo come l'artigiano rappresenta una ricchezza per il paese, da un punto di vista valoriale, formativo ed economico, oltre che un presidio sul territorio.  Dobbiamo lavorare su un migliore interfacciamento delle strutture interne di Confartigianato e a una maggior presa di coscienza con le istituzioni. L'impegno comune è quello di lavorare tenendo al centro del nostro discorso la persona".

 

 

 

 

 

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